01/11/2009

COMPRA SANO! COMPRA ITALIANO!


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Questa battaglia che abbiamo intrapreso e sulla quale continueremo a lottare è fondamentale per Fiuggi ma anche per tutta l’Italia. Si parla spesso di immigrazione anche troppo,ma si fa sempre poco contro i danni che questa immigrazione provoca in tutti gli strati sociali. Continuare a comprare prodotti stranieri a basso costo a sfavore di quelli italiani è la causa di una gravissima crisi che può tranquillamente essere evitata! Per questo Gioventù Italiana Fiuggi insieme al Blocco Sociale Nazionale fa militanza nelle strade,nelle piazze,tra la gente….Non è da noi lavorare solo in vista della campagna elettorale o in battaglie di cui poi restano solo parole,noi vogliamo scuotere le coscienze per lasciare alle persone con cui parliamo una strada da seguire,una convinzione o almeno suscitare riflessioni,dubbi,perplessità!Noi non usiamo mezzi termini, noi vogliamo che la gente capisca e che reagisca ad una situazione diventata intollerabile. Nessuno può restare indifferente ad un problema che ci tocca in prima persona. La gente vuole soluzioni e noi le proponiamo,vere e concrete riscuotendo grande interesse e approvazione. Comprare prodotti italiani boicottando quelli stranieri è l’unica soluzione per risollevare l’economia e per tutelare i commercianti e gli stessi cittadini,eppure nessuno fa niente in questo senso,si fa la lotta all’immigrazione e poi ci si batte per il libero mercato. No! Noi non lo accettiamo e continueremo a batterci.


Gioventù Italiana Fiuggi

Domenica 1 novembre 2009 – Manifestazione e Volantinaggio

27/09/2009

LA DESTRA

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L’approvazione a larghissima maggioranza del bilancio del partito, della mia relazione politica e dell’organigramma ci consentono finalmente di aggiustare la mira e far partire un’offerta di politica seria al Paese. Lo stesso dissenso del 3 per cento dei componenti del comitato centrale è comunque positivo, perché segna una discussione che non ha avuto incertezze e una volontà comune di partecipare alla costruzione di un progetto politico utile all’Italia.

Il partito si riorganizza con una grande campagna per il tesseramento che avrà il suo inizio formale il 31 ottobre, con appuntamenti organizzati dalle federazioni in tutta Italia per incentivare le adesioni a La Destra. La tessera avrà validità biennale, il costo sarà di appena 20 euro, di cui 15 saranno trasferiti alla struttura territoriale. L’appello ai segreteri provinciali e regionali – che riunirò poi nella prima settimana di dicembre - è a concentrarsi in maniera decisa su questa scadenza: se ogni provincia riuscisse a iscrivere mille persone, raggiungeremmo l’obiettivo di centoventimila iscritti. Non è un traguardo impossibile, se si lavora con metodo. E ne raccoglieremmo i frutti a primavera con candidati, rappresentanti di lista e sottoscrittori per le firme che serviranno a presentarci alle regionali e alle amministrative.

Presentiamoci fin da ora ai cittadini come il partito della nazione e del lavoro, che abbiamo impresso nelle nuove tessere. E lo faremo, proprio il 31 ottobre, quando ricorderemo un grande pensatore come Beppe Niccolai di cui in quella giornata cadrà il ventennale della scomparsa.
Saremo il partito dell’identità sociale, che delineeremo nei suoi contenuti il 7 e 8 novembre nella conferenza programmatica che terremo ad Orvieto, dove chiederemo a tutti un contributo di idee per realizzare il messaggio che una forza di destra deve saper lanciare all’Italia. C’è un mondo di idee antiche e nostre che è troppo sparpagliato: occorre che sia capace di unirsi verso l’avvenire e La Destra ambisce a diventarne la casa comune senza pregiudizi ma sapendo che la nostra politica deve essere proiettata in avanti e non indietro, per un’accorta politica di alleanze nell’Italia del voto utile….

Facciamolo conoscere questo partito che deve presentarsi fiero di sè alle regionali e alle amministrative: non devono fermarci né le difficoltà economiche né quelle rappresentate da odiosi sbarramenti. Anzi: nelle zone dove la partitocrazia imperante da una parte e dall’altra erige le barriere più elevate, maggiore impegno deve esserci per il proselitismo e il tesseramento. Questo sì dipende solo da noi ed è sufficiente a far capire a tutti la nostra forza.
Entro luglio, con i nuovi iscritti avremo anche i segretari regionali eletti dalla base, un altro impegno che manteniamo come esempio di democrazia che con il tempo che scorre si afferma nella crescita del nostro movimento politico.

Ambiamo a diventare un punto di riferimento per tantissimi italiani che hanno perso la rappresentanza delle idee della destra e sono disponibili a guardare a noi solo se ci presentiamo all’uscio di casa con la pulizia che caratterizza i nostri uomini e le nostre donne, la nostra gioventù, la nostra militanza.
Andiamo a proporre loro un patto per condurre insieme battaglie di rappresentanza e di denuncia sul senso dei valori dell’uomo, sulle questioni che riguardano il lavoro a partire dall’occupazione, dalle morti bianche, dal rapporto con le banche e con l’immigrazione. Spieghiamo a tutti che cosa vogliono dire signoraggio bancario come male assoluto e partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione delle aziende come salvezza per la nostra economia.

Che vuole La Destra, vi chiederanno alla proposta di una tessera in cambio di 20 euro e gli risponderete che per noi il lavoro non è un costo di produzione, ma un bene sociale che deve affermare la dignità della persona; che lo Stato sociale serve a garantire pari opportunità per tutti a prescindere dal ceto sociale e che va sviluppato secondo meritocrazia; che la nostra identità nazionale nasce dal campanile, si sviluppa nel territorio, rigenera l’unità di un popolo; che il nemico è quel potere usurario utilizzato dal sistema finanziario e che l’alternativa si chiama funzione sociale del credito e della proprietà; che abbiamo un profondo senso dell’autonomia – che è libertà – in senso morale, culturale, politico, territoriale.

Questa è La Destra. Sta a noi spingerla verso la vittoria. E Nazione e Lavoro diventeranno un valore per un’intera comunità di buoni italiani.


19/09/2009

Perché morire a Kabul?

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Perché, perché, perché? La domanda mi rimbomba nel cervello da quando questa mattina ho appreso la notizia della morte dei nostri giovani soldati. Perché sono morti questi ragazzi? Quali ragioni vere, autentiche per morire in terra straniera lontani da casa? Non so rispondermi, non riesco a rispondermi.
Qualcuno mi ha detto per la pace: ma sono decenni che in quelle terre c’è solo guerra. Qualche altro mi ha suggerito per la lotta al terrorismo: ma questo è terrorismo contro truppe straniere e noi Italiani siamo stati maestri nel premiare il terrorismo contro le truppe straniere degli anni 1943 – 1945. Altri ancora hanno sostenuto per la democrazia: ma il mondo intero ride per il modo come si sono svolte le elezioni sotto la protezione delle truppe straniere e con clamorose denunce di brogli.
Oggi piango, piango per queste giovani vite stroncate, piango per le famiglie ma piango soprattutto perché non capisco, non riesco a capire.
Andiamo con i nostri soldati in Afghanistan a fare la guerra ma non possiamo sparare se non con tante precauzioni e magari dobbiamo prima chiedere: “scusa ti possiamo sparare?” e poi dobbiamo aspettare la risposta. La guerra si fa uccidendo e sparando per primi, facendo vivere il nemico nel terrore e non viceversa, usando tutta la forza e la violenza di cui si è capaci. La guerra è una brutta bestia! Sono i nostri soldati preparati ad affrontarla? Non lo so, ma… non importa,tanto dobbiamo continuare a sostenere che non siamo in guerra, altrimenti agiremmo contro il nostro dettato costituzionale, e,quindi, ce ne dobbiamo “fregare” se i nostri muoiono . Infatti loro non possono preventivamente far saltare in aria gli ostacoli, non possono sparare per primi, non possono fare terra bruciata perché non sono in guerra. Possono solo morire.
Poi però il Presidente delle Repubblica, i Presidenti delle Camere, il Presidente del Consiglio, i capi dei partiti di governo e di opposizione, di quella opposizione che quando era al governo anche lei ha fatto le guerre dicendo che non erano guerre,questa volta sì tutti insieme, esprimono cordoglio e faranno un bel funerale lasciando tutto inalterato fino alla prossima volta.
Mentre i nostri giovani muoiono, qualcuno fa affari e il dramma è che chi lucra non è neanche Italiano, anzi noi ancora peggio, dobbiamo sostenere una spesa consistente per consentire che altri si arricchiscano. Fosse almeno una guerra coloniale avremmo il vantaggio, anche se effimero, di utilizzare le risorse della nazione occupata. Ma non è nemmeno così, e aggiungo, per fortuna.
Torna allora la domanda iniziale:perché morire a Kabul?
Scorro i nomi delle vittime, giovani forti, coraggiosi, penso ai loro commilitoni che vedono le brande vuote e penso: che coraggio ci vuole a controllarsi a fare finta di niente, a non prendere le armi in dotazione e usarle contro ogni cosa che si muove, insomma iniziare a fare la guerra. Questo sì vuol dire essere espressione di una vera potenza militare oppure portiamoceli via da quell’inferno.
Scorro i loro paesi di provenienza: Orvieto, il Salento, Napoli, Lagonegro, Pagani, la Sardegna. Tutti sotto la linea gotica, il vero discrimine tra Nord e Sud. Perché solo gente del Sud? Come lo spiega Bossi? Forse perché la gente del Sud ha più problemi di sopravvivenza a causa delle politiche scellerate di questi anni? Si rende conto Bossi che questi giovani sono morti per mantenere la parola data da parte dei nostri irresponsabili politici Italiani? Lo capisce che la loro vita è il pegno di un riscatto della dignità dell’Italia tutta? Che il Nord arricchitosi alle spalle del Sud trova il suo riscatto in questi giovani Meridionali? Allora che questo sangue sparso in terre lontane serva come cemento per una nuova e più forte unità Nazionale.
Solo così forse potremo dare una risposta ai nostri perché.
Cari ragazzi, io piango e l’Italia tutta piange per voi, nasca dal vostro sacrificio un nuovo vento che rigeneri la nostra passione per la nostra terra, per la nostra nazione.
Solo così non sarete morti invano.


Adriano Tilgher


08/09/2009

A Voi......

 

29/08/2009

Sveglia!!!

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18/08/2009

L'aurora Nebbiosa

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Mentre giù da una valle, una mattina di Pasqua,
diretto verso la fiera della città, cavalcavo,
file armate di uomini in marcia
mi passarono vicino
Nessun flauto risuonò nè tamburo di guerra
intonò il suo terrificante suono,

solo le campane dell'Angelus
e le onde del Liffey
risuonarono nella bruma dell'aurora.

Proprio sopra Dublino, orgogliosamente alta,
portarono la bandiera di guerra
Era meglio morire sotto il cielo dell'Irlanda
che a Sulva o Sud El Bar
e dalle pianure del Royal Meath

uomini forti accorsero di fretta
mentre i barbari della Britannia
con i loro cannoni a lungo raggio
veleggiavano nella bruma dell'aurora.

Se gli ordini inglesi lasciassero andare i nostri soldati
quella piccola nazione potrebbe essere libera
ma le loro lapidi solitarie stanno vicino alle onde del Sulva
o sulle rive del Grande Mare del Nord
Sia che siano morti al fianco di Pearse
o combattendo con Cathal Brugha
i loro nomi verranno ricordati
dove i patrioti riposano
sotto il lenzuolo della bruma dell'aurora.

Ma i più coraggiosi caddero, e la campana
suonò il requiem triste e puro
per quelli che morirono durante quella Pasqua
nel fiorire dell'anno
e il mondo guardò, con profonda sorpresa
quegli uomini coraggiosi, ma pochi,
che sostennero la lotta
perché la luce della libertà potesse
risplendere nella bruma dell'aurora.

Cavalcai di nuovo in quella valle
e il mio cuore di tristezza era addolorato,
perché allora mi separai da uomini valorosi
che non rivedrò mai più
se non nei miei sogni
e m'inginocchio e prego per voi,
perché la schiavitù è fuggita,
o morti gloriosi,
quando voi siete caduti nella bruma dell'aurora.

 

Alan Stivell - The foggy dew

 

02/08/2009

Giustizia!!!

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